In montagna con i piedi e con la testa
Il progetto “In montagna con i piedi e con la testa” è nato da un programma culturale ideato dall’Assessore alla Protezione Civile della Provincia di Brescia, il cui slogan è stato “esportato” a livello nazionale. Oggi, a testimonianza della validità della proposte realizzate, si sono aggiunte le Province di Bergamo, Lecco, Milano, Sondrio e Como. Con questa iniziativa si vuole promuovere una cultura più attenta e responsabile dell’andare in montagna, organizzando eventi ed iniziative editoriali per sensibilizzare i turisti ad un comportamento “consapevole” nel vivere l’ambiente montano.
Preparazione e allenamento
Per andare in montagna non serve un allenamento particolare, basta scegliere la meta in base alla propria preparazione fisica.
I primi minuti
Prova a segnare su una tabella dopo quanti minuti ti senti “caldo” (efficiente) e quando inizi a stancarti, poi confronta i dati delle varie escursioni.
Altaquota, alto quanto
Ti è mai capitato di soffrire il mal di montagna? A quale quota? Parlane con un esperto (guida alpina o dottore).
La nuvoletta in montagna
Prova ad osservare il tempo che fa durante un’escursione e poi confronta quello che hai visto personalmente con le previsioni che avevi trovato per quella giornata.
Equipaggiamento
La scelta dell'equipaggiamento è condizionata dal fatto che ogni oggetto ed ogni indumento hanno un peso, magari modesto, ma che complessivamente contribuisce a produrre un carico che la schiena deve sostenere. È un concetto sin troppo ovvio, ma bisogna provare per rendersene bene conto. Il punto é capire la differenza tra i termini utile, necessario e indispensabile. Ogni cosa che si vuole portare via deve essere valutata su questa base; alla fine il bagaglio deve essere costituito solamente da ciò che si ritiene veramente indispensabile. Naturalmente è un criterio soggettivo, non solo perché ognuno ha un metro di giudizio personale, ma perché la resistenza fisica alla fatica e la capacità di soffrire non sono in tutti uguali.
Il peso dello zaino non dovrebbe superare 1/10 del peso corporeo (e in ogni caso non eccedere i 12 kg).
Zaino: deve essere comodo e collaudato. Uno zaino scomodo e sbilanciato rende penoso il cammino.
Scarpe: possono essere le migliori amiche o le peggiori nemiche del camminatore. Devono essere adeguate al percorso che intende compiere. E’ importante è che siano collaudate e comode (non è male portarsi delle stringhe di riserva). Da evitare assolutamente scarpe nuove e sandali.
Per chi sta in giro più di un giorno: tutto il materiale riposto nello zaino deve essere imbustato nella plastica, per salvarlo dall'umidità in caso di pioggia. Una giornata intera sotto la pioggia può oltrepassare molte difese: non c'è cosa più avvilente che aprire lo zaino e non trovare un cambio asciutto.
Non dimenticare di portarsi i necessari ripari dal sole (cappello, creme ecc.).
Quando parliamo di sicurezza in montagna frequentemente utilizziamo un linguaggio che non contiene né sottolinea la dimensione culturale della sicurezza. Nelle nostre espressioni tendiamo ad affermare che la sicurezza è nell’attrezzatura e nelle tecniche. Elementi estranei alla natura umana ai quali rimettiamo la nostra sicurezza.
Quando il Tuareg si avvia alla traversata del deserto insieme alla sua carovana, non ripassa il manuale della tempesta di sabbia o di sopravvivenza sahariana. La cultura nella quale egli è cresciuto è la sede della sua sicurezza. Una cultura forzatamente collegata e scaturita dalla relazione con l’ambiente.
E’ per questo motivo che anche l’andare per monti è un atto culturale, non sportivo, come lo è andare per mari, per deserti, ovunque in natura. Essere in relazione con l’ambiente significa sfruttare il massimo potenziale d’innalzamento della sicurezza, indipendentemente dalle attrezzature, dalle conoscenze tecniche e dalla preparazione fisica i cui disponiamo. Il non essere in relazione con l’ambiente alza la possibilità dell’imprevisto, della sorpresa, riduce la creatività che è la sola capace di farci trovare la soluzione appropriata, di scegliere le tecniche specifiche o di combinarle in modo nuovo.
Parlare di sicurezza in questi termini è più efficace che limitarsi a citare il “rispetto per la montagna” o semplicemente dire “montagna amica”. La montagna è la montagna, per viverla bisogna sentirla. Accedere a sé stessi, prima che alle tecniche, permette ad ognuno di riconoscere la sede della sicurezza in noi stessi. Permette di aggiornare il linguaggio, di raccogliere nella propria esperienza il giusto comportamento senza più cercare di ricordare cosa c’è scritto nel “decalogo del perfetto escursionista”, di pensare che la grande distanza tra l’uomo e la Natura può essere ridotto.



Sicurezza in montagna
